Il tipo di visione che lo scrittore di narrativa deve sviluppare è chiamata visione anagogica, cioè capace di vedere diversi livelli di realtà in un’immagine o in una situazione. |
"L'unica cosa che so è che voglio scrivere più che posso, e con la maggior accuratezza possibile"
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Prossimi appuntamenti
Dall'1 al 3 ottobre 2010
"Giacimenti. Luoghi dai quali estrarre una storia", laboratorio condotto da Giorgio Vasta.
Le storie dipendono dal nostro sguardo, dalla nostra disponibilità a vederle e dalla nostra abilità a suscitarle e a dare loro forma [...]
Stando insieme due anni fonderemo una “comunità di pratiche”, dove la condivisione e il confronto, la fertile contaminazione delle voci e degli sguardi, quindi degli stili, saranno una fonte di ricchezza sorprendente. Un campo di sperimentazione e crescita, una fucina narrativa che fungerà da cassa di risonanza per l’inventiva e la forza espressiva di ciascuno. Accade sempre che, in un laboratorio di scrittura ben fatto, ci si affezioni alle scritture altrui come alle proprie; questo elude i rischi di un eccessivo egocentrismo. Si arriva al laboratorio con i propri testi, che ingombrano cassetti reali e interiori, e si va via carichi del patrimonio delle voci e delle storie degli altri, che entrano a far parte integrante del proprio bagaglio umano.
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Giorgio Vasta (Palermo 1970) vive e lavora a Torino in campo editoriale e come docente di tecniche della narrazione presso la Scuola Holden e in altri istituti. Ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, in corso di pubblicazione in Francia, Germania, Olanda, Spagna, Stati Uniti e Inghilterra), selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus. Ha curato...
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Riflessioni sull'utilità dei laboratori
PERCHÉ SEGUIRE UN LABORATORIO DI SCRITTURA
Anche se è evidente che il talento non si insegna, è altrettanto evidente che si può educare. Nessuno si stupisce se qualcuno, desideroso di imparare a dipingere, frequenta un corso di disegno o pittura, così come è logico che vada da un maestro chi ha voglia di imparare a suonare; lo stesso discorso però non vale, a livello di senso comune, per la scrittura. Probabilmente perché tutti, bene o male, sanno scrivere, mentre non è così per musica, danza, recitazione, disegno, scultura, fotografia; da quando abbiamo pochi anni teniamo una penna in mano e quindi si suppone che la scuola debba darci le basi e solo se abbiamo talento possiamo, da soli, fare il resto.
Ma qual è lo scopo di chi si iscrive a un laboratorio di scrittura? Sandro Veronesi, in un’intervista, parla di un ingombro dato dal desiderio di pubblicare, di far conoscere cose già scritte che giacciono nei cassetti. Trovo sia vero; si fatica molto, all’inizio di un laboratorio, a togliere di mezzo questa idea fissa, a fare tabula rasa.